Il quadro di Hopper mostra 4 figure all'interno di un bar: il barista, un cliente solitario che da' le spalle all'osservatore e una coppia. In questa coppia, lei sta guardando l'oggetto che ha in mano, lui tiene tra le dita una sigaretta e ascolta quello che il barista gli sta dicendo.
Nessun'altro personaggio è presente nel quadro.
L'opera comunica un senso di solitudine universale, di disillusione definitiva attraverso la luce spettrale del bar e la presenza quasi metafisica di questi nottambuli che, metaforicamente, sembrano mettere in atto la rappresentazione dell'inutilità della vita, in una pantomima in cui la compagnia occasionale e le chiacchiere di circostanza evidenziano una solitudine esistenziale oltre che fisica.
Non solo.
La città vuota in cui il bar è immerso rafforza l'aspetto metaforico del locale stesso che assume le sembianze di "ultima oasi": non è più quindi un luogo di socializzazione ma un rifugio, non tanto dai pericoli urbani, quanto da un'insoddisfazione esistenziale che cerca inutilmente, in una compagnia occasionale di un bar notturno, di porre fine al proprio stato.
Un altro aspetto inquietante del quadro sta nella dimensione dello stesso, che sembra ricalcare la dimensione della vetrata del bar rappresentato.
Questo trasfigura l'osservatore del quadro in un possibile cliente di un bar frontale a quello rappresentato, e lo fa diventare un'ulteriore anima in pena che osserva, nel pub di fronte, la propria solitudine rispecchiata nella solitudine dei quattro nottambuli immortalati nell'opera.
Siamo tutti dei clienti notturni nel bar delle Solitudine che riflettono sulla propria miseria di esseri abbandonati.
La parodia del quadro in un episodio di That '70s Show - minuto 2'08")
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giovedì 7 luglio 2011
mercoledì 30 marzo 2011
Silvia Tagliaferri
“Foetus” (olio su tela, cm 50x70, 2009)
“L’appeso” (olio su tela, cm 80x80, 2009)
“Life” (olio su tela, cm 50x70, 2010)
Silvia Tagliaferri: 06/07/1973 - 27/03/2011
“L’appeso” (olio su tela, cm 80x80, 2009)
“Life” (olio su tela, cm 50x70, 2010)
Silvia Tagliaferri: 06/07/1973 - 27/03/2011
venerdì 29 gennaio 2010
Olivier de Sagazan
"Comme une bête né en cage, né d'une bête né en cage, né d'une bête, né et puis morte" Samuel Beckett
"Donner voix à l'innommable, donner figure à l'infigurable, suppose de défaire les formes coagulées, de les ouvrir, de les déplacer" Evelyne Grossman
"Donner voix à l'innommable, donner figure à l'infigurable, suppose de défaire les formes coagulées, de les ouvrir, de les déplacer" Evelyne Grossman
lunedì 24 agosto 2009
La metafisica esistenzialista di Antonioni
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| Giorgio De Chirico - Metafisica Piazza con enigma di un pomeriggio d’autunno (1913) |
Per giorni non ho pensato ad altro.
Alle immagini di quel film.
Un film veramente (finalmente!) ricco di immagini.
Ogni fotogramma sembra essere fotografia d'autore. I 10 minuti finali del film sono tra le cose più belle che il cinema, inteso come arte e non come forma d'intrattenimento, può vantare. Gli spazi dilatati dell'EUR romano, come i close-up, portano le situazioni in un'atmosfera metafisica che sembra uscita dai quadri di De Chirico, con rimandi anche alle "situazioni sospese" tipiche dei quadri di Edward Hopper. Anche il personaggio di Vittoria (Monica Vitti) sembra uscire da un quadro di Hopper, costantemente incerta, indefinita, irreale, incomunicabile.
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| Palazzo della Civiltà Italiana (1940) |
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