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giovedì 27 aprile 2017

Ted Chiang "Storia della tua vita" (1991)

"Gli eptapodi, per come noi intendiamo questi concetti, non sono né liberi né schiavi; non agiscono secondo la loro volontà, e non sono automi senza speranza.
Ciò che caratterizza la loro consapevolezza non è solo che le loro azioni coincidono con gli eventi della storia; e anche che le loro motivazioni corrispondano agli obbiettivi della storia.
Agiscono per creare il futuro, per attuarne la cronologia.


La libertà non è un'illusione; è perfettamente reale nell'ambito di una coscienza sequenziale.
Nell'ambito di una coscienza simultanea, la libertà non è priva di significato, ma neanche coercitiva; è semplicemente un contesto diverso, né più né meno valido dell'altro. E' come quella famosa illusione ottica, il disegno che può sembrare una donna giovane ed elegante con il viso rivolto all'indietro, oppure una vecchia dal naso prominente e il mento abbassato sul petto. Non esiste un'interpretazine "corretta"; ambedue sono egualmente valide. Ma non è possibile vederle entrambe allo stesso tempo. La conoscenza del futuro, analogamente, è incompatibile con il libero arbitrio. Quello che mi rendeva possibile esercitare la libertà di scelta mi impediva allo stesso tempo di conoscere il futuro. D'altra parte, ora che conosco il futuro, non agirei mai in contrasto con quel futuro, incluso il dire agli altri quello che so: chi conosce il futuro non ne parla."

domenica 1 aprile 2012

Vita Liquida

" Una società può essere definita «liquido-moderna» se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. "

" E' incauto dunque trarre lezioni dall'esperienza e fare affidamento sulle strategie e le tattiche utilizzate con successo in passato: anche se qualcosa ha funzionato, le circostanze cambiano in fretta e in modo imprevisto. "

" La vita liquida si alimenta dell'insoddisfazione dell'io rispetto a se stesso. "

" L'individualità, in quanto atto di emancipazione personale e di autoaffermazione, appare gravata da una aporia congenita. "

" L'individualità è un compito che la società degli individui assegna ai suoi membri. "

" La logica del consumismo è finalizzata ai bisogni di uomini e donne che lottano per costruire, mantenere e rinnovare, la loro individualità. "

" L'arte del marketing è concentrata sull'obbiettivo di impedire che le opzioni si chiudano e i desideri siano finalmente appagati. "

" La società dei consumi riesce a rendere permanente la non-soddisfazione. "

" Quando manca la sicurezza, gli attori sono liberi ma privi della fiducia senza cui è difficile esercitare la libertà; dall'altra parte, quando è la libertà a mancare, la sicurezza somiglia alla schiavitù o al carcere. "

" A differenza di martiri ed eroi, la cui fama deriva dalle loro gesta, la ragione che ha portato alla ribalta le celebrità è la visibilità. "

" Le celebrità sono sulla bocca di tutti: sono il personaggio che non manca mai in nessuna famiglia. Come martiri e eroi, forniscono una sorta di collante che raccoglie e unisce dispersi e aggregati di persone altrimenti labili. "

" A differenza della fama, la notorieà è episodica, come la vita stessa nel cotesto liquido-moderno. "

" L'allontanamento dalla politica e dalla sfera pubblica diventa l'atteggiamento fondamentale dell'individuo moderno, che nella sua alienazione dal mondo rivela davvero se stesso solo nella sfera privata e nell'intimità degli incontri faccia a faccia. "

(Zygmunt Bauman, Liquid Life, 2005)

giovedì 8 luglio 2010

Ian Christe - Sound Of the Beast. La storia definitiva dell'heavy metal

Questa è la storia dello spirito bestiale che c'è in tutti loro, animato dalle centinaia di migliaia di milioni di fan che hanno tenuto insieme tutto questo da quando si è aperto il primo squarcio nel cielo, rovesciando l'autentico suono della vita e della morte su questa terra con fragore e potenza.

(Ian Christe, Sound Of the Beast. La storia definitiva dell'heavy metal, 2009)


lunedì 5 luglio 2010

Ischia: Il dominio di Arnehim, l'isola della Fata

(...)
« Ed ecco che
d'un tratto
tutto il paradiso
di Arnheim
si rivela, abbagliante,
allo sguardo.

Sgorga, come
onda sorgiva,
una maliosa melodia;

ci si sente
come oppressi
dalla sensazione
di profumi
strani e squisiti;

l'occhio coglie,
come intrichi
di sogni, snelli,
slanciati alberi
d'Oriente,
cespugli frondosi,
stormi d'uccelli
di porpora e d'oro;

e laghi fioriti
di gigli,
e prati
di viole,
tulipani, papaveri,
giacinti e tuberose;
e ruscelli che
s'intersecano
in lunghi fili
d'argento. »



(E.A. Poe,
The Domain of
Arnheim, 1847)




(...)
« Se mai vi fu
isola incantata
è questa.

Questa è la dimora
delle poche, gentili
Fate sopravvissute
all'estinzione
della loro stirpe.

Queste verdi
tombe sono
forse le loro?

Oppure abbandonano
la loro dolce vita
così come l'umanità
abbandona la propria?

O piuttosto,
morendo,
non si struggono
penosamente
rendendo a poco
a poco a Dio
la loro esistenza,
così come questi
alberi cedono
ombra dopo ombra,
esaurendo la loro
sostanza fino
a che essa
non si dissolve?

Quel che l'albero
che si consuma
è per l'acqua
che ne assorbe
l'ombra,
facendosi più nera
per la preda che
ghermisce,
non sarà forse
la vita della Fata
per la morte
che l'inghiotte? ».


(E.A. Poe,
The island of the fay,
1841)

giovedì 24 giugno 2010

Il profumo

" Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all'orrore e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi ai profumi. Poiché il profumo è fratello del respiro. Con esso penetrava gli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere. E il profumo scendeva in loro, direttamente al cuore e là distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto dal piacere, l'amore dall'odio. Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini. "

(Patrick Süskind, Das Parfum - Die Geschichte eines Mörders, 1995)

giovedì 27 maggio 2010

L'uomo della Folla

(...)

" Donne della città, di tutti i tipi e di tutte le età, quelle di sicura bellezza dalla fiorente femminilità, che fa pensare alla statua di cui parla Luciano: con la superficie di marmo pano e l'interno pieno di sozzura - quelle sporche, cenciose, repellenti - quelle rugose, piene di fronzoli, megere protese nello sforzo di apparire più giovani - quelle ancora bambine, dalle forme immature, ma già piene di civetterie, ancora timide, ansiose di acquisire un mestiere che da lungo tempo han visto esercitare da quelle più anziane nel vizio. "

(E.A. Poe, The man of the crowd, 1840)

martedì 25 maggio 2010

Uno, nessuno, centomila

"Nessun nome.
Nessun ricordo oggi del nome di jeri; del nome d’oggi, domani.
Se il nome è la cosa; se un nome è in noi il concetto d’ogni cosa posta fuori di noi; e senza nome non si ha il concetto, e la cosa resta in noi come cieca, non distinta e non definita; ebbene, questo che portai tra gli uomini ciascuno lo incida, epigrafe funeraria, sulla fronte di quell’immagine con cui gli apparvi, e la lasci in pace e non ne parli più.
Non è altro che questo, epigrafe funeraria, un nome. Conviene ai morti. A chi ha concluso.
Io sono vivo e non concludo. La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita.
Quest’albero, respiro trèmulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola; domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo.
E tutto, attimo per attimo, è com'è, che savviva per apparire. Volto subito gli occhi per non vedere piú nulla fermarsi nella sua apparenza e morire. Cosí soltanto io posso vivere, ormai. Rinascere attimo per attimo. Impedire che il pensiero sí metta in me di nuovo a lavorare, e dentro mi rifaccia il vuoto delle vane costruzioni.
La città è lontana. Me ne giunge, a volte, nella calma del vespro, il suono delle campane. Ma ora quelle campane le odo non piú dentro di me, ma fuori, per sé sonare, che forse ne fremono di gioja nella loro cavità ronzante, in un bel cielo azzurro pieno di sole caldo tra lo stridío delle rondini o nel vento nuvoloso, pesanti e cosí alte sui campanili aerei.
Pensa alla morte, a pregare. C'è pure chi ha ancora questo bisogno, e se ne fanno voce le campane. Io non l'ho piú questo bisogno, perché muoio ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non piú in me, ma in ogni cosa fuori."


(Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila, 1926)


martedì 11 maggio 2010

Alberto Moravia - Prefazione alla "Storia dell'Occhio"

"L'erotismo sembra essere una forma di conoscenza che nel momento stesso che scopre la realtà, la distrugge.

In questo senso l'esperienza erotica si apparenta a quella mistica: ambedue sono senza ritorni, i ponti sono bruciati, il mondo reale è perduto per sempre.

Altro carattere comune all'esperienza mistica e a quella erotica è che esse hanno bisogno dell'eccesso. Quest'eccesso, naturalmente, porta alla morte. Ma nell'esperienza mistica sarà la morte del soggetto; in quella erotica, la morte dell'altro. Questo forse spiega il carattere apparentemente suicida dell'esperienza mistica e omicida dell'esperienza erotica. Dico «apparentemente» perché suicidio e omicidio sono nomi che il mondo dà a certi eccessi; mentre in realtà il misticismo e l'erotismo proiettano l'uomo fuori del mondo.

Quanto a dire, ovviamente, che erotismo e misticismo hanno in comune la svalutazione del mondo; e che si può essere santi sia in senso religioso sia in senso erotico."

(Alberto Moravia, Prefazione alla "Storia dell'Occhio", 1969)

Georges Bataille - L'Histoire d'Oeil (1928)

" Alla fine Simona mi lasciò, prese l'occhio dalle mani di Sir Edmond e l'introdusse nella sua carne. In quell'attimo mi attirò a sé, mi mozzicò dentro la bocca con tanto ardore che l'orgasmo mi vinse; sputai tutto il seme nella sua fessura.
Alzandomi apersi le cosce di Simona che giaceva stesa su un fianco.
Finalmente vidi ciò che immagino attendevo da sempre; come una ghigliottina attende la testa da mozzare.
I miei occhi, mi sembrava, erano divenuti erettili a forza di orrore, se nella vulva vellutata di Simona vidi l'occhio blu pallido di Marcella che mi guardava, piangendo lacrime d'orina. Scie lattee di seme nella peluria soffice davano a quella visione un carattere di dolorosa tristezza. Tenevo divaricate le cosce di Simona, finche l'orina bollente scorse sull'occhio e sulla coscia più bassa. "

(Georges Bataille, L'Histoire de l'Oeil, 1928)


domenica 2 maggio 2010

Michael Moorcock - The Final Programme (1968)

La Londra dei locali psichedelici e dei giovani drogati è un ambiente in cui Jerry Cornelius si muove perfettamente a suo agio. Non per niente suo padre aveva costruito un'enorme fortuna grazie all'LSD, e aveva passato questa passione ai figli. Un mondo completamente distorto e pazzesco, nel quale il furto, l'omicidio e l'incesto sono cose che non fanno più notizia, dove una festa può durare mesi, e gli invitati possono morire nel mezzo di una sala ed essere tranquillamente scavalcati dagli altri che vogliono ballare. Ogni valore morale sembra morto, sepolto sotto quintali di droga e menefreghismo; Moorcock approfitta con larghezza di questa situazione per i suoi scopi di puro divertissement. Ma non si può fare a meno di ritrovare nella storia di Jerry Cornelius una sottile vena tragica che nonostante tutto induce a sorridere, ma a sorridere di tristezza, con quella dolce e pacata malinconia che conduce con sé una razza che muore. Perché l'uomo sta morendo, si sta distruggendo, non con le bombe atomiche o con la guerra batteriologica, ma per mezzo dei suoi stessi sogni, della sua stessa civiltà. Una constatazione che l'autore lascia nell'ombra, che non discute apertamente, ma che adombra nel finale, nella creatura nuova che ha preso vita e che si trova di fronte ad un mondo finalmente "gustoso".