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venerdì 12 novembre 2010

Alice 003

Stanotte ho sognato te e la Luisa. Eravamo ad una festa con molta gente, c'era anche Luca ma stava al banco e parlava con altri, non si curava di me, in relatà l'unica che si curava di me era luisa che mi fissava insieme a delle sue amiche, e io tutte le volte che mi guardava diventavo sempre più bambina e mi vergognavo da matti e solo lei e io ce ne accorgevamo, tu mi chiedevi di tenere dei rami fioriti di rosso con cui dovevi fare una sorpresa a lei...

venerdì 29 ottobre 2010

Alice 002

Sei diventato il mio viaggio preferito quando sono un po' fumata... I tuoi tratti si scompongono in linee e segmenti, nastri semoventi di materia incostante, da ingurgitare come anfetamina.
Un sogno mal archiviato all'interno della scheggiatura di una lente... Io mi vedrei... e vedrei anche te stesso, anche se basteresti solo TU... Sarebbe il caso di dire anche mia mente pensa, ma qui c'è un Io e un Qualcuno e una storia su certe radici che non voglio si spostino... Penso ai tuoi occhiali e piango di felicità ('a volte mi metto i tuoi sandali e mi faccio schifo'. Paul Eluard)...

venerdì 15 ottobre 2010

Alice 001

Questa è una cosa che ho scritto tempo fa. Stavo non-bene, avevo bisogno di qualcosa che non sapevo neanche definire. Ora so che sei tu.

Questo pensiero non è nessuna parola, si è sciolto in me come polvere e ora si è raggrumato in qualche zona del mio organismo che devo ancora scoprire.
E' una pietra verde di solitudine che non vedrà mai la luce.
A meno che qualcuno non mi apra.

'Vorrei un giorno morire nella tua testa e resuscitare nel bel mezzo del tuo Dolore, fra le tue gambe': se amassi un Uomo con il volto attraversato da una grande cicatrice, gli farei un ritratto dove sanguina ancora e sarebbe, per lui, come guardarsi in una foto da bambino.
Rimarrei incinta delle sue lacrime, come sono già gravida della mia malinconia e questi due feti di fuoco rosa finirebbero per schiacciarsi, finirebbero per unirsi, generando già prima di essere generati e andandosene, lascerebbero il mio corpo disteso (come nell'inutilità dondolante di un gancio da macellaio) a chiedersi: "A cosa stavo pensando?" e il rumore di questa domanda rimbalzerebbe su tutte le pareti della stanza, penetrando tutto ciò che riesce, come un lavandino che perde come un lavandino che perde come un lavandino che perde.

Io sono ora una casa vuota, dopo il trasloco, che cerca, da sola, di afferrare le chiavi per aprirsi, tendendo le sue pareti verso il pavimento.
"Aprimi il tuo cuore", dice il televisore, "In questo caso è necessario operare d'urgenza", si risponde con un'altra personalità catodica.

"Scusami, mi sono distratta": stavo immaginando amplessi con trapianto di memorie a lungo termine, per non essere mai soli, stavo immaginando occhi da cerbiatto tumefatti ed enormi lividi di riconoscenza blu, da mostrare come le cicatrici di un guerriero che ha fatto il suo dovere.

Sento l'amore infinito che proverò con un cranio fra le mie mani.

Alice