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giovedì 27 aprile 2017

Ted Chiang "Storia della tua vita" (1991)

"Gli eptapodi, per come noi intendiamo questi concetti, non sono né liberi né schiavi; non agiscono secondo la loro volontà, e non sono automi senza speranza.
Ciò che caratterizza la loro consapevolezza non è solo che le loro azioni coincidono con gli eventi della storia; e anche che le loro motivazioni corrispondano agli obbiettivi della storia.
Agiscono per creare il futuro, per attuarne la cronologia.


La libertà non è un'illusione; è perfettamente reale nell'ambito di una coscienza sequenziale.
Nell'ambito di una coscienza simultanea, la libertà non è priva di significato, ma neanche coercitiva; è semplicemente un contesto diverso, né più né meno valido dell'altro. E' come quella famosa illusione ottica, il disegno che può sembrare una donna giovane ed elegante con il viso rivolto all'indietro, oppure una vecchia dal naso prominente e il mento abbassato sul petto. Non esiste un'interpretazine "corretta"; ambedue sono egualmente valide. Ma non è possibile vederle entrambe allo stesso tempo. La conoscenza del futuro, analogamente, è incompatibile con il libero arbitrio. Quello che mi rendeva possibile esercitare la libertà di scelta mi impediva allo stesso tempo di conoscere il futuro. D'altra parte, ora che conosco il futuro, non agirei mai in contrasto con quel futuro, incluso il dire agli altri quello che so: chi conosce il futuro non ne parla."

domenica 1 aprile 2012

Vita Liquida

" Una società può essere definita «liquido-moderna» se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. "

" E' incauto dunque trarre lezioni dall'esperienza e fare affidamento sulle strategie e le tattiche utilizzate con successo in passato: anche se qualcosa ha funzionato, le circostanze cambiano in fretta e in modo imprevisto. "

" La vita liquida si alimenta dell'insoddisfazione dell'io rispetto a se stesso. "

" L'individualità, in quanto atto di emancipazione personale e di autoaffermazione, appare gravata da una aporia congenita. "

" L'individualità è un compito che la società degli individui assegna ai suoi membri. "

" La logica del consumismo è finalizzata ai bisogni di uomini e donne che lottano per costruire, mantenere e rinnovare, la loro individualità. "

" L'arte del marketing è concentrata sull'obbiettivo di impedire che le opzioni si chiudano e i desideri siano finalmente appagati. "

" La società dei consumi riesce a rendere permanente la non-soddisfazione. "

" Quando manca la sicurezza, gli attori sono liberi ma privi della fiducia senza cui è difficile esercitare la libertà; dall'altra parte, quando è la libertà a mancare, la sicurezza somiglia alla schiavitù o al carcere. "

" A differenza di martiri ed eroi, la cui fama deriva dalle loro gesta, la ragione che ha portato alla ribalta le celebrità è la visibilità. "

" Le celebrità sono sulla bocca di tutti: sono il personaggio che non manca mai in nessuna famiglia. Come martiri e eroi, forniscono una sorta di collante che raccoglie e unisce dispersi e aggregati di persone altrimenti labili. "

" A differenza della fama, la notorieà è episodica, come la vita stessa nel cotesto liquido-moderno. "

" L'allontanamento dalla politica e dalla sfera pubblica diventa l'atteggiamento fondamentale dell'individuo moderno, che nella sua alienazione dal mondo rivela davvero se stesso solo nella sfera privata e nell'intimità degli incontri faccia a faccia. "

(Zygmunt Bauman, Liquid Life, 2005)

lunedì 19 marzo 2012

" ...Dopodiché si fece molto tardi, dovevamo scappare tutt'e due. Ma era stato grandioso rivedere Annie, no? Mi resi conto che donna fantastica era - e di quanto fosse divertente solo conoscerla... e io pensai a quella vecchia barzelletta, sapete... quella dove uno va da uno psichiatra e dice: "Dottore, mio fratello è pazzo. Crede di essere una gallina." E il dottore gli dice: "Perché non lo interna?" E quello risponde: "E poi a me le uova chi me le fa?" Be', credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali e pazzi e assurdi e... ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova. "


(Woody Allen, Annie Hall, 1977)




lunedì 25 luglio 2011

Amy Winehouse - Back To Black



Non ha lasciato tempo ai rimpianti
si è tenuto il cazzo bagnato
con la sua solita vecchia scommessa sicura

Io e la mia testa alta, e le mie lacrime prosciugate
vado avanti senza il mio uomo

Tu sei tornato indietro da quello che conoscevi
sei stato così lontano da tutto quello che abbiamo passato
ed io ho calpestato un terreno dissestato
le circostanze mi sono sfavorevoli

Tornerò in lutto

(Amy Winehouse, Back to Black, 2006)


martedì 19 luglio 2011

Quentin Tarantino - Pulp fiction (1994)





Honey Bunny: [about to rob a diner] I love you, Pumpkin.
Pumpkin: I love you, Honey Bunny.
Pumpkin: [Standing up with a gun] All right, everybody be cool, this is a robbery!
Honey Bunny: Any of you fucking pricks move, and I'll execute every motherfucking last one of you!

lunedì 9 maggio 2011

Tarantino? No! Il conte Oliver in una battuta di Max Bunker

"Oh, che parolacce che escono da questo animo esacerbato dal troppo credito fatto e da conti non saldati. Osserva questo simbolo di pace automatico nove colpi, calibro trentadue e sono certo che cambierai opinione, vero ?"

giovedì 24 marzo 2011

Essere per la morte

La morte sovrasta l'esserci.

La morte non è affatto una semplice presenza non ancora attuatasi, non è un mancare ultimo ridotto ad minimum, ma è, prima di tutto, un'imminenza che sovrasta.

Ma all'esserci, come essere-nel-mondo, sovrastano molte cose.

Il carattere d'imminenza sovrastante non è esclusivo della morte.

Un'interpretazione del genere potrebbe far credere che la morte sia un evento che s'incontra nel mondo, minaccioso nella sua imminenza. Un temporale può sovrastare come imminente; la riparazione d'una casa, l'arrivo d'un amico, possono essere imminenti; tutte cose, queste, che sono semplici presenze o utilizzabili o compresenze.

Il sovrastare della morte non ha un essere di questo genere.

(...)
La morte è una possibilità di essere che l'esserci stesso deve sempre assumersi da sé.

Nella morte l'esserci sovrasta se stesso nel suo poter-essere più proprio.

In questa possibilità ne va per l'esserci puramente e semplicemente del suo essere-nel-mondo.
La morte è per l'esserci la possibilità di non-poter-più-esserci.
Poiché in questa possibilità l'esserci sovrasta se stesso, esso viene completamente rimandato al proprio poter-essere più proprio.

In questo sovrastare dell'esserci a se stesso, dileguano tutti i rapporti con gli altri esserci.
Questa possibilità assolutamente propria e incondizionata è, nel contempo, l'estrema. Nella sua qualità di poter-essere, l'esserci non può superare la possibilità della morte. La morte è la possibilità della pura e semplice impossibilità dell'esserci. Così la morte si rivela come la possibilità più propria, incondizionata e insuperabile. Come tale è un'imminenza sovrastante specifica.

(...)
Questa possibilità più propria, incondizionata e insuperabile, l'esserci non se la crea accessoriamente e occasionalmente nel corso del suo essere.
Se l'esserci esiste, è anche già gettato in questa possibilità.

(...)
L'esser-gettato nella morte gli si rivela nel modo più originario e penetrante nella situazione emotiva dell'angoscia. Un'angoscia davanti alla morte è angoscia davanti al poter-essere più proprio, incondizionato e insuperabile.

(...)
L'angoscia non dev'essere confusa con la paura davanti al decesso. Essa non è affatto una tonalità emotiva di 'depressione', contingente, casuale, alla mercé dell'individuo; in quanto situazione emotiva fondamentale dell'esserci, essa costituisce l'apertura dell'esserci al suo esistere come esser-gettato per la propria fine.

Si fa così chiaro il concetto esistenziale dei morire come esser-gettato nel poter-essere più proprio, incondizionato e insuperabile, e si approfondisce la differenza rispetto al semplice scomparire, al puro cessare di vivere e all'esperienza vissuta dei decesso.

(...)
Un'interpretazione pubblica dell'esserci dice: "Si muore"; ma poiché si allude sempre a ognuno degli Altri e a noi nella forma dei Si anonimo, si sottintende: di volta in volta non sono io. Infatti il Si è il nessuno.

(...)
Il morire, che è mio in modo assolutamente insostituibile, è confuso con un fatto di comune accadimento che capita al Si. Questo tipico discorso parla della morte come di un "caso" che ha luogo continuamente. Esso fa passare la morte come qualcosa che è sempre già "accaduto", coprendone il carattere di possibilità e quindi le caratteristiche di incondizionatezza e di insuperabilità. Con quest'equivoco l'esserci si pone nella condizione di perdersi nel Si proprio rispetto al poter-essere che più di ogni altro costituisce il suo se-Stesso più proprio. Il Si fonda e approfondisce la tentazione di coprire a se stesso l'essere-per-la-morte più proprio. Questo movimento di diversione dalla morte coprendola domina a tal punto la quotidianità che, nell'essere-assieme, "i parenti più prossimi" vanno sovente ripetendo al "morente" che egli sfuggirà certamente alla morte e potrà far ritorno alla tranquilla quotidianità del mondo di cui si prendeva cura. Questo "aver cura" vuol così "consolare il morente". Ci si preoccupa di riportarlo nell'esserci, aiutandolo a nascondersi la possibilità del suo essere più propria, incondizionata e insuperabile.
Il Si, si prende cura di una costante tranquillizzazione nei confronti della morte.
In realtà ciò non vale solo per il "morente" ma altrettanto per i consolanti.

(...)
Il Si non ha il coraggio dell'angoscia davanti alla morte.

(...)
Nell'angoscia davanti alla morte, l'esserci è condotto davanti a se stesso in quanto rimesso alla sua possibilità insuperabile. Il Si si prende cura di trasformare quest'angoscia in paura di fronte a un evento che sopravverrà. Un'angoscia, banalizzata equivocamente in paura, è presentata come una debolezza che un esserci sicuro di sé non deve conoscere.

(...)
Un essere-per-la-morte è l'anticipazione di un poter-essere di quell'ente il cui modo dì essere è l'anticiparsi stesso. Nella scoperta anticipante di questo poter-essere, l'esserci si apre a se stesso nei confronti della sua possibilità estrema. Ma progettarsi sul poter essere più proprio significa poter comprendere se stesso entro l'essere dell'ente così svelato: l'anticipazione dischiude all'esistenza, come sua estrema possibilità, la rinuncia a se stessa, dissolvendo in tal modo ogni solidificazione su posizioni esistenziali raggiunte.

(Martin Heidegger, Sein und Zeit, 1927)

giovedì 24 febbraio 2011

Ellroy? No! La cassazione sul caso Meredith Kercher

Meredith Kercher è stata vittima di una «forza brutale e prevaricatrice di una plurima, collettiva condotta che rivela nei suoi tristi protagonisti la volontà orgiastica di dare sfogo agli impulsi criminali più perversi».

William Burroughs - Pasto Nudo

"Mi risvegliai dalla Malattia all'età di quarantacinque anni, calmo e sano di mente, e in condizioni di salute ragionevolmente buone salvo per il fegato debilitato e quell’aria di carne presa in prestito tipico a chi è sopravvissuto alla Malattia…

Quasi nessuno ricorda il delirio nei dettagli.

A quanto pare io ho preso appunti dettagliati sia sulla malattia che sul delirio.

Non ho un ricordo preciso degli appunti presi e ora pubblicati con il titolo Pasto nudo.

Il titolo mi è stato suggerito da Jack Kerouac.

Non ho capito cosa volesse dire fino alla mia recente guarigione. Il titolo significa esattamente ciò che le parole esprimono: Pasto NUDO — l’istante, raggelato, in cui si vede quello che c’è sulla punta della forchetta"


(William S. Burroughs, Naked Lunch, 1959)

lunedì 13 dicembre 2010

Viva La Muerte !

All'università di Salamanca il 12 ottobre del 1936 dopo un veemente discorso del generale falangista Millán Astray si sentì alzare il grido dei suoi sostenitori "Abbasso la intelligenza, viva la morte!"

All'epoca, era rettore dell'università Miguel de Unamuno uno dei maggiori intellettuali della Spagna moderna che insorse appassionatamente.

"Finisco ora di ascoltare un grido necrofilo e senza senso: viva la muerte! E io che ho trascorso la vita forgiando paradossi che hanno provocato l'ira degli altri devo dire, come esperto del tema , che questo aberrante paradosso mi è ripugnante. Il generale Millan Astray è un mutilato, lo dico senza alcun senso dispregiativo. Anche Cervantes lo era. Purtroppo ci sono molti invalidi di guerra in Spagna ora. E presto ce ne saranno di più, se Dio non ci aiuta. Mi dispiace pensare che il generale Astray debbo dettare i criteri per una sociologia di massa. Un invalido che manca della grandezza di Cervantes cerca un sollievo causando mutilazioni intorno a sè."

A questo punto Millan Astray fu incapace di contenersi e gridò: "Abbasso la intelligenza, Viva la morte". Ci fu un clamore di approvazione a queste parole fra i falangisti ma Unamuno continuò:

"Questo è il tempio della intelligenza e io sono il suo gran sacerdote. Siete voi che profanate il suo sacro recinto. Voi VINCERETE perchè avete la forza bruta in abbondanza. Però non CONVINCERETE. Perchè per convincere è necessario persuadere. E per persuadere è necessario avere qualcosa di cui voi mancate: ragione e diritto nella lotta. Considero inutile esortarvi a pensare in Spagna. Ho detto."

giovedì 8 luglio 2010

Ian Christe - Sound Of the Beast. La storia definitiva dell'heavy metal

Questa è la storia dello spirito bestiale che c'è in tutti loro, animato dalle centinaia di migliaia di milioni di fan che hanno tenuto insieme tutto questo da quando si è aperto il primo squarcio nel cielo, rovesciando l'autentico suono della vita e della morte su questa terra con fragore e potenza.

(Ian Christe, Sound Of the Beast. La storia definitiva dell'heavy metal, 2009)


lunedì 5 luglio 2010

Ischia: Il dominio di Arnehim, l'isola della Fata

(...)
« Ed ecco che
d'un tratto
tutto il paradiso
di Arnheim
si rivela, abbagliante,
allo sguardo.

Sgorga, come
onda sorgiva,
una maliosa melodia;

ci si sente
come oppressi
dalla sensazione
di profumi
strani e squisiti;

l'occhio coglie,
come intrichi
di sogni, snelli,
slanciati alberi
d'Oriente,
cespugli frondosi,
stormi d'uccelli
di porpora e d'oro;

e laghi fioriti
di gigli,
e prati
di viole,
tulipani, papaveri,
giacinti e tuberose;
e ruscelli che
s'intersecano
in lunghi fili
d'argento. »



(E.A. Poe,
The Domain of
Arnheim, 1847)




(...)
« Se mai vi fu
isola incantata
è questa.

Questa è la dimora
delle poche, gentili
Fate sopravvissute
all'estinzione
della loro stirpe.

Queste verdi
tombe sono
forse le loro?

Oppure abbandonano
la loro dolce vita
così come l'umanità
abbandona la propria?

O piuttosto,
morendo,
non si struggono
penosamente
rendendo a poco
a poco a Dio
la loro esistenza,
così come questi
alberi cedono
ombra dopo ombra,
esaurendo la loro
sostanza fino
a che essa
non si dissolve?

Quel che l'albero
che si consuma
è per l'acqua
che ne assorbe
l'ombra,
facendosi più nera
per la preda che
ghermisce,
non sarà forse
la vita della Fata
per la morte
che l'inghiotte? ».


(E.A. Poe,
The island of the fay,
1841)

venerdì 25 giugno 2010

Remember Tomorrow


Unchain the colours
before my eyes,
Yesterday's sorrows,
tomorrow's white lies.

Scan the horizon,
the clouds take me higher,
I shall return from out of fire.

Tears for rememberance,
and tears for joy,
Tears for somebody
and this lonely boy.

Out in the madness,
the all seeing eye,
Flickers above us,
to light up the sky.

Unchain the colours
before my eyes,
Yesterday's sorrows,
tomorrow's white lies.

Scan the horizon,
the clouds take me higher,
I shall return from out of fire.


Libera i colori
davanti ai miei occhi,

I dolori di ieri,
le bugie innocenti di domani.

Scruta l'orizzonte,
le nuvole mi portano ancora più su,
tornerò dal fuoco.

Lacrime per i ricordi
e lacrime di gioia,
lacrime per qualcuno
e per questo ragazzo solo.

Fuori nella pazzia,
l'occhio che vede ogni cosa
Luccica sopra di noi
a illuminare il cielo.

Libera i colori
davanti ai miei occhi,
I dolori di ieri,
le bianche bugie di domani.

Scruto l'orizzonte,
le nuvole mi portano più su
ritornerò da fuori del fuoco

giovedì 24 giugno 2010

Il profumo

" Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all'orrore e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi ai profumi. Poiché il profumo è fratello del respiro. Con esso penetrava gli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere. E il profumo scendeva in loro, direttamente al cuore e là distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto dal piacere, l'amore dall'odio. Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini. "

(Patrick Süskind, Das Parfum - Die Geschichte eines Mörders, 1995)

giovedì 27 maggio 2010

L'uomo della Folla

(...)

" Donne della città, di tutti i tipi e di tutte le età, quelle di sicura bellezza dalla fiorente femminilità, che fa pensare alla statua di cui parla Luciano: con la superficie di marmo pano e l'interno pieno di sozzura - quelle sporche, cenciose, repellenti - quelle rugose, piene di fronzoli, megere protese nello sforzo di apparire più giovani - quelle ancora bambine, dalle forme immature, ma già piene di civetterie, ancora timide, ansiose di acquisire un mestiere che da lungo tempo han visto esercitare da quelle più anziane nel vizio. "

(E.A. Poe, The man of the crowd, 1840)

martedì 25 maggio 2010

Uno, nessuno, centomila

"Nessun nome.
Nessun ricordo oggi del nome di jeri; del nome d’oggi, domani.
Se il nome è la cosa; se un nome è in noi il concetto d’ogni cosa posta fuori di noi; e senza nome non si ha il concetto, e la cosa resta in noi come cieca, non distinta e non definita; ebbene, questo che portai tra gli uomini ciascuno lo incida, epigrafe funeraria, sulla fronte di quell’immagine con cui gli apparvi, e la lasci in pace e non ne parli più.
Non è altro che questo, epigrafe funeraria, un nome. Conviene ai morti. A chi ha concluso.
Io sono vivo e non concludo. La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita.
Quest’albero, respiro trèmulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola; domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo.
E tutto, attimo per attimo, è com'è, che savviva per apparire. Volto subito gli occhi per non vedere piú nulla fermarsi nella sua apparenza e morire. Cosí soltanto io posso vivere, ormai. Rinascere attimo per attimo. Impedire che il pensiero sí metta in me di nuovo a lavorare, e dentro mi rifaccia il vuoto delle vane costruzioni.
La città è lontana. Me ne giunge, a volte, nella calma del vespro, il suono delle campane. Ma ora quelle campane le odo non piú dentro di me, ma fuori, per sé sonare, che forse ne fremono di gioja nella loro cavità ronzante, in un bel cielo azzurro pieno di sole caldo tra lo stridío delle rondini o nel vento nuvoloso, pesanti e cosí alte sui campanili aerei.
Pensa alla morte, a pregare. C'è pure chi ha ancora questo bisogno, e se ne fanno voce le campane. Io non l'ho piú questo bisogno, perché muoio ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non piú in me, ma in ogni cosa fuori."


(Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila, 1926)


martedì 11 maggio 2010

Alberto Moravia - Prefazione alla "Storia dell'Occhio"

"L'erotismo sembra essere una forma di conoscenza che nel momento stesso che scopre la realtà, la distrugge.

In questo senso l'esperienza erotica si apparenta a quella mistica: ambedue sono senza ritorni, i ponti sono bruciati, il mondo reale è perduto per sempre.

Altro carattere comune all'esperienza mistica e a quella erotica è che esse hanno bisogno dell'eccesso. Quest'eccesso, naturalmente, porta alla morte. Ma nell'esperienza mistica sarà la morte del soggetto; in quella erotica, la morte dell'altro. Questo forse spiega il carattere apparentemente suicida dell'esperienza mistica e omicida dell'esperienza erotica. Dico «apparentemente» perché suicidio e omicidio sono nomi che il mondo dà a certi eccessi; mentre in realtà il misticismo e l'erotismo proiettano l'uomo fuori del mondo.

Quanto a dire, ovviamente, che erotismo e misticismo hanno in comune la svalutazione del mondo; e che si può essere santi sia in senso religioso sia in senso erotico."

(Alberto Moravia, Prefazione alla "Storia dell'Occhio", 1969)

Georges Bataille - L'Histoire d'Oeil (1928)

" Alla fine Simona mi lasciò, prese l'occhio dalle mani di Sir Edmond e l'introdusse nella sua carne. In quell'attimo mi attirò a sé, mi mozzicò dentro la bocca con tanto ardore che l'orgasmo mi vinse; sputai tutto il seme nella sua fessura.
Alzandomi apersi le cosce di Simona che giaceva stesa su un fianco.
Finalmente vidi ciò che immagino attendevo da sempre; come una ghigliottina attende la testa da mozzare.
I miei occhi, mi sembrava, erano divenuti erettili a forza di orrore, se nella vulva vellutata di Simona vidi l'occhio blu pallido di Marcella che mi guardava, piangendo lacrime d'orina. Scie lattee di seme nella peluria soffice davano a quella visione un carattere di dolorosa tristezza. Tenevo divaricate le cosce di Simona, finche l'orina bollente scorse sull'occhio e sulla coscia più bassa. "

(Georges Bataille, L'Histoire de l'Oeil, 1928)


venerdì 9 aprile 2010

Avanguardia carina, non ti sembra ?


Several Species of Small Furry Animals Gathered Together in a Cave and Grooving With a Pict (Waters) 5:01

Aye an' a bit of Mackeral settler rack and ruin
ran it doon by the haim, 'ma place
well I slapped me and I slapped it doon in the side
and I cried, cried, cried.

The fear a fallen down taken never back the raize and then Craig Marion,
get out wi' ye Claymore out mi pocket a' ran doon, doon the middin stain
picking the fiery horde that was fallen around ma feet.
Never he cried, never shall it ye get me alive
ye rotten hound of the burnie crew. Well I snatched fer the blade O my
Claymore cut and thrust and I fell doon before him round his feet.

Aye! A roar he cried frae the bottom of his heart that I would nay fall
but as dead, dead as 'a can be by his feet; de ya ken?

...and the wind cried Mary.

[In English] Thank you.


venerdì 29 gennaio 2010

Oltre il muro del sonno - 000

"Slater è stato il mio tormento e la mia prigione diurna per quarantadue dei vostri anni terreni: io sono un'entità simile a quella che tu stesso sei diventato nella libertà del sonno senza sogni.
Sono il tuo fratello di luce e ho volato con te sulle fulgide valli; non mi è permesso rivelare al tuo io terrestre qual è la tua vera personalità, ma siamo tutti trasvolatori dei grandi spazi e viaggiatori nel tempo.
L'anno prossimo, forse, abiterò nell'Egitto che tu chiami antico o nel crudele impero di Tsan-Chan che verrà fra tremila anni.
Tu e io ci siamo spinti sui mondi che girano intorno alla rossa Arturo e abbiamo abitato nei corpi degli insetti filosofi che strisciano orgogliosamente sulla quarta luna di Giove.
Quanto poco conosce l'io terreno della vita e della sua estensione! Quanto poco, in verità, è bene che conosca per conservare la pace!
Del mio rivale non posso parlarti, ma sulla Terra ne avete intuito l'esistenza: infatti, con inaudita leggerezza, avete dato al suo simbolo il nome di Algol, la stella-demonio.
(...)
Ci incontreremo di nuovo, forse nelle nebbie splendenti della Spada di Orione o su un altopiano deserto dell'Asia preistorica; forse in un sogno di questa notte che non riuscirai a ricordare o in una forma completamente diversa, fra un intero ciclo cosmico. E per allora, magari, il sistema solare sarà stato cancellato."

(H.P. Lovecraft, Beyond the Wall of Sleep, 1919)