Re Peste

giovedì 27 aprile 2017

Ted Chiang "Storia della tua vita" (1991)

"Gli eptapodi, per come noi intendiamo questi concetti, non sono né liberi né schiavi; non agiscono secondo la loro volontà, e non sono automi senza speranza.
Ciò che caratterizza la loro consapevolezza non è solo che le loro azioni coincidono con gli eventi della storia; e anche che le loro motivazioni corrispondano agli obbiettivi della storia.
Agiscono per creare il futuro, per attuarne la cronologia.


La libertà non è un'illusione; è perfettamente reale nell'ambito di una coscienza sequenziale.
Nell'ambito di una coscienza simultanea, la libertà non è priva di significato, ma neanche coercitiva; è semplicemente un contesto diverso, né più né meno valido dell'altro. E' come quella famosa illusione ottica, il disegno che può sembrare una donna giovane ed elegante con il viso rivolto all'indietro, oppure una vecchia dal naso prominente e il mento abbassato sul petto. Non esiste un'interpretazine "corretta"; ambedue sono egualmente valide. Ma non è possibile vederle entrambe allo stesso tempo. La conoscenza del futuro, analogamente, è incompatibile con il libero arbitrio. Quello che mi rendeva possibile esercitare la libertà di scelta mi impediva allo stesso tempo di conoscere il futuro. D'altra parte, ora che conosco il futuro, non agirei mai in contrasto con quel futuro, incluso il dire agli altri quello che so: chi conosce il futuro non ne parla."

venerdì 6 febbraio 2015

Eugenio Montale "Non Chiederci La Parola" (Ossi di seppia, 1923)



Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.




METRO: tre quartine di versi di varia lunghezza, con rima ABBA CDDC EFEF.

Di sicuro è una delle poesie più celebri di Montale. E' tratta da "Ossi di seppia" e contiene alcune idee per comprendere il suo pensiero.
Il poeta si rivolge a quel lettore che esige dai poeti verità assolute e definitive, invitandolo a non chiedergli alcuna rivelazione, né su stesso né sull'uomo in genere, e nemmeno sul significato della vita. Egli, infatti, non ha alcuna segreto risolutivo, ma solo dubbi e incertezze, o anche una conoscenza fondata sul contrasto: l'ultimo verso, infatti, è divenuto famoso e viene spesso menzionato da chi non vuole farsi notare come possessore di fittizie verità.

PARAFRASI

Non chiederci la parola, che metta a fuoco sotto ogni profilo,
il nostro animo privo di certezze, e a lettere
che lo chiariscano rendendolo luminoso come il fiore dello zafferano:
perduto in mezzo ad un prato polveroso.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
senza contrasti con se stesso e con gli altri.
E la sua ombra non viene toccata che dal sole nel periodo più caldo dell'estate;
proiettata su un muro mancante di intonaco.

Non domandarci il segreto che possa rivelarti nuove prospettive di conoscenza del mondo,
bensì una distorta sillaba secca come un ramo.
Solo questo possiamo in questo momento farti presente,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

FIGURE

Enjambement (quando un gruppo di parole, ad esempio soggetto-verbo oppure soggetto-aggettivo viene diviso, mettendo il secondo termine nel verso successivo): nei versi 3-4 (croco/perduto)

Similitudine (paragone mediante connettivi avverbiali): verso 10 (secca come un ramo)

Anafora (ripetizione di una o più parole all'interno di un verso: verso 12 (ciò...ciò) - rima interna nell'ultimo verso vogliamo siamo... - c'è la ripetizione continua (a volte sotto forma di alliterazione vera e propria, ma più spesso consonanza) della consonante "r" accompagnata anche da c( chiederci domandarci croco)

Epifonema: Consiste nell'esprimere un motto sentenzioso che, solitamente, chiude con enfasi un discorso (Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo)

lunedì 14 ottobre 2013

lunedì 22 luglio 2013

Oltre il muro del sonno - 056

Ero in limousine con Luisa e difronte a noi c'era Beppe Maniglia (!) con la mano destra monca.
Quando gli chiesi com'era successo lui mi raccontò che voleva prendere una birra da un distributore automatico ma questo gli aveva fregato la moneta. Iniziò a prenderlo a pugni finchè riuscì a spaccare il vetro del distributore che però gli tagliò la mano in profondità e lo costrinse quindi a farsela amputare.

lunedì 24 giugno 2013

Daniil Charms - Scrivere delle gran lettere

Caro Nikandr Andreevič, ho ricevuto la tua lettera e ho capito subito che era tua. All’inizio avevo pensato che magari non fosse tua, ma quando l’ho aperta ho capito subito che era tua, mentre prima avevo pensato che magari non fosse tua.
Sono contento che è già un po’ che ti sei sposato, perché quando uno si sposa con quella con cui si voleva sposare, vuol dire che ha ottenuto quello che voleva.
Per questo sono molto contento che ti sei sposato, perché quando uno si sposa con quella che voleva, vuol dire che ha ottenuto quello che voleva. Ieri ho ricevuto la tua lettera e ho pensato subito che era tua, poi ho pensato che sembrava che non fosse tua, l’ho aperta, ho guardato, era proprio tua.
Hai fatto proprio bene a scrivermi. Prima non mi scrivevi, poi tutto d’un tratto mi hai scritto, anche se anche prima, prima di non scrivermi per un po’, tu m’avevi già scritto. Subito, appena ho ricevuto la tua lettera, ho deciso subito che era tua, e poi sono molto contento che ti sei già sposato.
Perché se uno ha voglia di sposarsi, bisogna che si sposi e basta. Per questo sono molto contento che tu, alla fine, ti sei sposato proprio con quella con cui ti volevi sposare. E hai fatto proprio bene a scrivermi. Sono stato molto contento quando ho visto la tua lettera, e ho perfino pensato subito che era tua.
A dir la verità, mentre l’aprivo, ho pensato che magari non fosse tua, ma poi ho deciso che era tua in ogni caso. Te ne ringrazio molto e sono molto contento per te. Tu, forse, non sai spiegarti perché sono così contento per te, te lo dico subito, sono contento per te perché ti sei sposato, e proprio con quella con cui ti volevi sposare. E è proprio bene, sai, sposarsi proprio con quella con cui ci si vuole sposare, perché così si ottiene quello che si vuole. Ecco perché sono così contento per te.
E sono contento anche che mi hai scritto una lettera. Fin da subito avevo deciso che la lettera doveva essere tua, l’ho presa in mano e ho pensato: e se per caso non è tua? Poi ho pensato: ma no, certo che è tua. Apro la lettera e intanto penso: è tua o non è tua? È tua o non è tua? Be’, come l’ho aperta, l’ho visto subito, che era tua. Sono stato molto contento e ho deciso di scriverti anch’io una lettera.
Ho molte cose da raccontarti, ma non ho proprio tempo. Quello che ho potuto, te l’ho scritto in questa lettera, il resto te lo scriverò un’altra volta, adesso non ho più tempo. Intanto, è un bene che mi hai scritto una lettera.
Adesso so che è già un po’ che ti sei sposato.
Anche dalle lettere precedenti, sapevo che ti eri sposato, e adesso lo vedo ancora: è proprio vero, ti sei sposato. E sono molto contento che ti sei sposato e che mi hai scritto una lettera.
Subito, appena ho visto la tua lettera, ho deciso che ti eri sposato un’altra volta.
Be’, ho pensato, è un bene, che ti sei sposato un’altra volta e che me l’hai scritto in una lettera.
Scrivimi adesso com’è la tua nuova moglie e come sono andate le cose.
Salutami la tua nuova moglie.

Daniil Charms
(25 settembre e ottobre 1933)

lunedì 4 marzo 2013

Oltre il muro del sonno - 055

Dovevo andare a Ozzano (!?) per il Disaster Recovery di Firenze, e per raggiungere il luogo, da Meda (!?) presi una scorciatoia vicino alla strada che tagliava per San Giorgio. Arrivato a destinazione, il mio capo si incazzò con me perché non tutte le macchine erano state predisposte per il DR.

Oltre il muro del sonno - 054

Stavo dormendo in camera a Bologna, ma in letto con me non c'era mia moglie ma mia madre. Ad un certo punto si sveglia e spalanca la portafinestra su via Amendola e vede Bologna immersa di scintille, come se un incendio avesse portato le faville a ricoprire la città.