lunedì 24 agosto 2009

La metafisica esistenzialista di Antonioni


Mi sono trovato a vedere, quasi casualmente, L'Eclisse di Antonioni.

Per giorni non ho pensato ad altro.
Alle immagini di quel film.
Un film veramente (finalmente!) ricco di immagini.
Ogni fotogramma sembra essere fotografia d'autore. I 10 minuti finali del film sono tra le cose più belle che il cinema, inteso come arte e non come forma d'intrattenimento, può vantare. Gli spazi dilatati dell'EUR romano, come i close-up, portano le situazioni in un'atmosfera metafisica che sembra uscita dai quadri di De Chirico, con rimandi anche alle "situazioni sospese" tipiche dei quadri di Edward Hopper. Anche il personaggio di Vittoria (Monica Vitti) sembra uscire da un quadro di Hopper, costantemente incerta, indefinita, irreale, incomunicabile.

Effettivamente, Federico Fellini disse che "L'EUR è un quartiere molto congeniale a chi fa di professione il rappresentante di immagini". Probabilmente ciò è dovuto all'architettura razionalista presente nel quartiere romano che rimanda alla pittura metafisica.


martedì 4 agosto 2009

Memorie dall'Aldilà


"Io che meditavo di andare dalla morte, non osai guardarle in faccia quando essa venne da me."

(...)

"Era la prima volta che vedevo morire qualcuno. Conoscevo la morte per sentito dire; se mai l’avevo vista già pietrificata sul volto di qualche cadavere cha avevo accompagnato al cimitero, o ne avevo riportato l’idea ammantata delle ampollosità retoriche dei professori di storia antica: la morte a tradimento di Cesare, quella stoica di Socrate, quella orgogliosa di Catone. Ma questo duello dell’essere e del non essere, la morte in atto, dolosa, contratta, convulsa, senza apparato politico o filosofico, la morte di una persona amata, quella fu la prima volta che potei vederla in faccia."

(Machado De Assis, Memórias Póstumas de Bras Cubas, 1881)


Mi sembra che il problema sollevato da Biagio Cubas (protagonista de Memorie dell'Aldilà di Machado De Assis) sia quello evidenziato dalla concezione dell'essere-per-la-morte di Heidegger: l'essere-per-la-morte è infatti il portare l'esperienza "neutra" della morte sulla propria persona. Nel momento che si-è-per-la-morte, essa, come possibilità dell'essere, fa vedere la fine di tutte le altre possibilità, mettendo in risalto la precarietà del tutto e la non stabilità delle cose. Questa possibilità ce la dà solamente il nostro morire, non il si muore. La morte impersonale non è un essere-per-la-morte e in questo modo non ci porta impietosamente davanti agli occhi la vacuità dell'agire e la finitezza delle cose. Lo sguardo della morte non è lo sguardo della propria morte.

Pareidolia

Paranoia, immaginazione, allucinazione da overdose di politica.
E' fondamentale essere paranoici se vogliamo sopravvivere al pericolo imminente, anche qualora esso non esistesse minimamente.
Vedere quello che non c'è ma porebbe esserci, trasfigurare il reale in un doppio-triplo mondo che evidenzia la possibilità assoluta del disastro.
Perché una mancata erezione non deve sovrapporsi alla possibilità di sconfitta di un candidato alla presidenza?
Perché un lapsus non può, oltre a rivelare il vero pensiero soggettivo, suggerire la verità oggettiva, assoluta?

Oplepianamente, un cambio di consonanate non è detto che si limiti a creare un nuovo livello significativo, ma può creare un vangelo in cui la fede è non in Dio ma nel lapsus stesso.
Se il 6 fosse 9. Se la S fosse una B. Cadete montagne, ma non su di me. (Jimi Hendrix)
Barak O(s)(b)ama bin Laden.