mercoledì 14 luglio 2010

Oltre il muro del sonno - 012

Io, mia moglie, mia madre, la suocera ed il mio amico Max, eravamo andati in zona Saragozza per vedere una casa da acquistare.
La casa era sviluppata su due piani, molto carina sebbene non arredata. Coloro che ce la mostravano erano dei napoletani i quali vivevano nella casa stessa.
Nessuno voleva dirci il prezzo dell'immobile, a parte una signora (che stava preparando il pranzo) che ci disse che veniva 2.000 € al metro quadro, per un totale di 350.000 euro.
Una volta usciti dalla casa, c'era un tragitto surreale per tornare in via Milazzo, e ad un certo punto c'era una discesa talemente ripida che avevo paura di rovesciare l'auto. Allora il mio amico Max, essendo un guidatore più esperto, andò alla guida, mentre io facevo un altro tragitto con la mia vecchia Polo rossa.
Io portavo con me mia madre, Max mia moglie e mia suocera.
Pochi metri dopo l'inizio della discesa, la macchina (Fabia) si rovesciò, lasciando illeso Max. Mia moglie aveva rotto gli incisivi e mia suocera era illesa, ma bloccata nei sedili posteriori dell'automobile.

giovedì 8 luglio 2010

Ian Christe - Sound Of the Beast. La storia definitiva dell'heavy metal

Questa è la storia dello spirito bestiale che c'è in tutti loro, animato dalle centinaia di migliaia di milioni di fan che hanno tenuto insieme tutto questo da quando si è aperto il primo squarcio nel cielo, rovesciando l'autentico suono della vita e della morte su questa terra con fragore e potenza.

(Ian Christe, Sound Of the Beast. La storia definitiva dell'heavy metal, 2009)


lunedì 5 luglio 2010

Ischia: Il dominio di Arnehim, l'isola della Fata

(...)
« Ed ecco che
d'un tratto
tutto il paradiso
di Arnheim
si rivela, abbagliante,
allo sguardo.

Sgorga, come
onda sorgiva,
una maliosa melodia;

ci si sente
come oppressi
dalla sensazione
di profumi
strani e squisiti;

l'occhio coglie,
come intrichi
di sogni, snelli,
slanciati alberi
d'Oriente,
cespugli frondosi,
stormi d'uccelli
di porpora e d'oro;

e laghi fioriti
di gigli,
e prati
di viole,
tulipani, papaveri,
giacinti e tuberose;
e ruscelli che
s'intersecano
in lunghi fili
d'argento. »



(E.A. Poe,
The Domain of
Arnheim, 1847)




(...)
« Se mai vi fu
isola incantata
è questa.

Questa è la dimora
delle poche, gentili
Fate sopravvissute
all'estinzione
della loro stirpe.

Queste verdi
tombe sono
forse le loro?

Oppure abbandonano
la loro dolce vita
così come l'umanità
abbandona la propria?

O piuttosto,
morendo,
non si struggono
penosamente
rendendo a poco
a poco a Dio
la loro esistenza,
così come questi
alberi cedono
ombra dopo ombra,
esaurendo la loro
sostanza fino
a che essa
non si dissolve?

Quel che l'albero
che si consuma
è per l'acqua
che ne assorbe
l'ombra,
facendosi più nera
per la preda che
ghermisce,
non sarà forse
la vita della Fata
per la morte
che l'inghiotte? ».


(E.A. Poe,
The island of the fay,
1841)

giovedì 1 luglio 2010

Oltre il muro del sonno - 011

Avevo visto in casa del mio amico Max un grandissimo microfono direzionale. Me lo feci prestare con l'intenzione di usarlo per spiare il mio vicino di casa. Scesi nella mia cantina per usarlo, ma lì avevano aperto un cantiere edile nel quale il mio vicino stava lavorando per costruirsi una taverna.

mercoledì 30 giugno 2010

Oltre il muro del sonno - 010

Il Conte Dracula (!) in compagnia di Vincent Price (!) presenziava con me l'apertura della bara che conteneva il mostro di Frankenstein (!). Aperta la bara, un essere più simile all'Uomo Lupo (!) che a Frankenstein si stava rianimando.
Io fuggii e mi nascosi in un triangolo di terreno che si trova tra il fiume che costeggia casa mia e il prato dietro essa.

Il Lupo mi cercava e si avvicinò a me, ma senza trovarmi.
Fu per quello che Dracula lo uccise e decise di iniziare un nuovo esperimento...

venerdì 25 giugno 2010

Remember Tomorrow


Unchain the colours
before my eyes,
Yesterday's sorrows,
tomorrow's white lies.

Scan the horizon,
the clouds take me higher,
I shall return from out of fire.

Tears for rememberance,
and tears for joy,
Tears for somebody
and this lonely boy.

Out in the madness,
the all seeing eye,
Flickers above us,
to light up the sky.

Unchain the colours
before my eyes,
Yesterday's sorrows,
tomorrow's white lies.

Scan the horizon,
the clouds take me higher,
I shall return from out of fire.


Libera i colori
davanti ai miei occhi,

I dolori di ieri,
le bugie innocenti di domani.

Scruta l'orizzonte,
le nuvole mi portano ancora più su,
tornerò dal fuoco.

Lacrime per i ricordi
e lacrime di gioia,
lacrime per qualcuno
e per questo ragazzo solo.

Fuori nella pazzia,
l'occhio che vede ogni cosa
Luccica sopra di noi
a illuminare il cielo.

Libera i colori
davanti ai miei occhi,
I dolori di ieri,
le bianche bugie di domani.

Scruto l'orizzonte,
le nuvole mi portano più su
ritornerò da fuori del fuoco

giovedì 24 giugno 2010

Il profumo

" Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all'orrore e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi ai profumi. Poiché il profumo è fratello del respiro. Con esso penetrava gli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere. E il profumo scendeva in loro, direttamente al cuore e là distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto dal piacere, l'amore dall'odio. Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini. "

(Patrick Süskind, Das Parfum - Die Geschichte eines Mörders, 1995)

mercoledì 23 giugno 2010

Oltre il muro del sonno - 009


Il mio capo mi aveva commissionato un lavoro per venerdì 2 luglio, ma io avevo già preso le ferie per quel giorno.

venerdì 28 maggio 2010

Abisso


Quando coglieremo l'abisso dei nostri cuori
e ci infosseremo nelle pieghe dei nostri mali
finalmente avremo gli occhi che faranno gli occhi
e la bocca parlerà (alleluja!)

Non saranno parole ad uscire
e non luce ad entrare
ma brividi indistinti che correranno ovunque
dalla pelle all'intestino
dalle ossa alla polvere sui nostri inutili piedi

Pallide pelli su bianchi teschi
la luna al tramoto
gli avvoltoi sulle spalle aspettano
le dita morte che si scioglievano ancora

Avanti e indietro
nel tempo come nello spazio
un presente che fugge
tranne quando diviene luogo

Qui e ora
Qui è mai

Cinque: inutili
Trentadue, qualcuno in meno
Il corpo apassisce come rami d'autunno
E il sono diventa ero
E il sarò non arriva
Perduto il treno per sempre

Siamo io e l'altro
In sala d'attesa
Guardiamo fuori
Valigia per terra
Vuota
Aspettiamo il treno
Coprendoci con le piaghe dei nostri inutili mali.

giovedì 27 maggio 2010

L'uomo della Folla

(...)

" Donne della città, di tutti i tipi e di tutte le età, quelle di sicura bellezza dalla fiorente femminilità, che fa pensare alla statua di cui parla Luciano: con la superficie di marmo pano e l'interno pieno di sozzura - quelle sporche, cenciose, repellenti - quelle rugose, piene di fronzoli, megere protese nello sforzo di apparire più giovani - quelle ancora bambine, dalle forme immature, ma già piene di civetterie, ancora timide, ansiose di acquisire un mestiere che da lungo tempo han visto esercitare da quelle più anziane nel vizio. "

(E.A. Poe, The man of the crowd, 1840)

martedì 25 maggio 2010

Uno, nessuno, centomila

"Nessun nome.
Nessun ricordo oggi del nome di jeri; del nome d’oggi, domani.
Se il nome è la cosa; se un nome è in noi il concetto d’ogni cosa posta fuori di noi; e senza nome non si ha il concetto, e la cosa resta in noi come cieca, non distinta e non definita; ebbene, questo che portai tra gli uomini ciascuno lo incida, epigrafe funeraria, sulla fronte di quell’immagine con cui gli apparvi, e la lasci in pace e non ne parli più.
Non è altro che questo, epigrafe funeraria, un nome. Conviene ai morti. A chi ha concluso.
Io sono vivo e non concludo. La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita.
Quest’albero, respiro trèmulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola; domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo.
E tutto, attimo per attimo, è com'è, che savviva per apparire. Volto subito gli occhi per non vedere piú nulla fermarsi nella sua apparenza e morire. Cosí soltanto io posso vivere, ormai. Rinascere attimo per attimo. Impedire che il pensiero sí metta in me di nuovo a lavorare, e dentro mi rifaccia il vuoto delle vane costruzioni.
La città è lontana. Me ne giunge, a volte, nella calma del vespro, il suono delle campane. Ma ora quelle campane le odo non piú dentro di me, ma fuori, per sé sonare, che forse ne fremono di gioja nella loro cavità ronzante, in un bel cielo azzurro pieno di sole caldo tra lo stridío delle rondini o nel vento nuvoloso, pesanti e cosí alte sui campanili aerei.
Pensa alla morte, a pregare. C'è pure chi ha ancora questo bisogno, e se ne fanno voce le campane. Io non l'ho piú questo bisogno, perché muoio ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non piú in me, ma in ogni cosa fuori."


(Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila, 1926)


giovedì 20 maggio 2010

Oltre il muro del sonno - 008

Vivevo in una nuova casa, con un prato enorme dietro essa e mi ero appena svegliato.
Ancora in t-shirt, mi sedetti sull'erba e guardavo, ancora assonnato, il mio vicino indiano che passeggiava in groppa al suo elefante....

lunedì 17 maggio 2010

Oltre il muro del sonno - 007

Eravamo in un gruppo di persone che guardavano un cratere in fondo al quale (decine e decine di metri dall'orlo) c'era dell'acqua.
La gente si buttava tranquillamente, ma io no.
In compenso sognavo di mettere un cavo orizzontale a metà altezza per far sì che i tuffatori si tranciassero durante il tuffo.

martedì 11 maggio 2010

Alberto Moravia - Prefazione alla "Storia dell'Occhio"

"L'erotismo sembra essere una forma di conoscenza che nel momento stesso che scopre la realtà, la distrugge.

In questo senso l'esperienza erotica si apparenta a quella mistica: ambedue sono senza ritorni, i ponti sono bruciati, il mondo reale è perduto per sempre.

Altro carattere comune all'esperienza mistica e a quella erotica è che esse hanno bisogno dell'eccesso. Quest'eccesso, naturalmente, porta alla morte. Ma nell'esperienza mistica sarà la morte del soggetto; in quella erotica, la morte dell'altro. Questo forse spiega il carattere apparentemente suicida dell'esperienza mistica e omicida dell'esperienza erotica. Dico «apparentemente» perché suicidio e omicidio sono nomi che il mondo dà a certi eccessi; mentre in realtà il misticismo e l'erotismo proiettano l'uomo fuori del mondo.

Quanto a dire, ovviamente, che erotismo e misticismo hanno in comune la svalutazione del mondo; e che si può essere santi sia in senso religioso sia in senso erotico."

(Alberto Moravia, Prefazione alla "Storia dell'Occhio", 1969)