martedì 11 maggio 2010

Alberto Moravia - Prefazione alla "Storia dell'Occhio"

"L'erotismo sembra essere una forma di conoscenza che nel momento stesso che scopre la realtà, la distrugge.

In questo senso l'esperienza erotica si apparenta a quella mistica: ambedue sono senza ritorni, i ponti sono bruciati, il mondo reale è perduto per sempre.

Altro carattere comune all'esperienza mistica e a quella erotica è che esse hanno bisogno dell'eccesso. Quest'eccesso, naturalmente, porta alla morte. Ma nell'esperienza mistica sarà la morte del soggetto; in quella erotica, la morte dell'altro. Questo forse spiega il carattere apparentemente suicida dell'esperienza mistica e omicida dell'esperienza erotica. Dico «apparentemente» perché suicidio e omicidio sono nomi che il mondo dà a certi eccessi; mentre in realtà il misticismo e l'erotismo proiettano l'uomo fuori del mondo.

Quanto a dire, ovviamente, che erotismo e misticismo hanno in comune la svalutazione del mondo; e che si può essere santi sia in senso religioso sia in senso erotico."

(Alberto Moravia, Prefazione alla "Storia dell'Occhio", 1969)

Georges Bataille - L'Histoire d'Oeil (1928)

" Alla fine Simona mi lasciò, prese l'occhio dalle mani di Sir Edmond e l'introdusse nella sua carne. In quell'attimo mi attirò a sé, mi mozzicò dentro la bocca con tanto ardore che l'orgasmo mi vinse; sputai tutto il seme nella sua fessura.
Alzandomi apersi le cosce di Simona che giaceva stesa su un fianco.
Finalmente vidi ciò che immagino attendevo da sempre; come una ghigliottina attende la testa da mozzare.
I miei occhi, mi sembrava, erano divenuti erettili a forza di orrore, se nella vulva vellutata di Simona vidi l'occhio blu pallido di Marcella che mi guardava, piangendo lacrime d'orina. Scie lattee di seme nella peluria soffice davano a quella visione un carattere di dolorosa tristezza. Tenevo divaricate le cosce di Simona, finche l'orina bollente scorse sull'occhio e sulla coscia più bassa. "

(Georges Bataille, L'Histoire de l'Oeil, 1928)


domenica 2 maggio 2010

Michael Moorcock - The Final Programme (1968)

La Londra dei locali psichedelici e dei giovani drogati è un ambiente in cui Jerry Cornelius si muove perfettamente a suo agio. Non per niente suo padre aveva costruito un'enorme fortuna grazie all'LSD, e aveva passato questa passione ai figli. Un mondo completamente distorto e pazzesco, nel quale il furto, l'omicidio e l'incesto sono cose che non fanno più notizia, dove una festa può durare mesi, e gli invitati possono morire nel mezzo di una sala ed essere tranquillamente scavalcati dagli altri che vogliono ballare. Ogni valore morale sembra morto, sepolto sotto quintali di droga e menefreghismo; Moorcock approfitta con larghezza di questa situazione per i suoi scopi di puro divertissement. Ma non si può fare a meno di ritrovare nella storia di Jerry Cornelius una sottile vena tragica che nonostante tutto induce a sorridere, ma a sorridere di tristezza, con quella dolce e pacata malinconia che conduce con sé una razza che muore. Perché l'uomo sta morendo, si sta distruggendo, non con le bombe atomiche o con la guerra batteriologica, ma per mezzo dei suoi stessi sogni, della sua stessa civiltà. Una constatazione che l'autore lascia nell'ombra, che non discute apertamente, ma che adombra nel finale, nella creatura nuova che ha preso vita e che si trova di fronte ad un mondo finalmente "gustoso".


mercoledì 21 aprile 2010

Oltre il muro del sonno - 006

Killnoir viveva nella vecchia casa dei Mucci a Casotto e stava svuotando una stanza. Aveva preso da poco due piccoli ghepardi che giocavano con me e Luisa. Killnoir ci faceva notare che sulla montagna c'erano molti gruppi locali che suonavano sul crinale della stessa, con i musicisti appesi ai roccioni...

lunedì 19 aprile 2010

Oltre il muro del sonno - 005

Ero con mia moglie in giro per Bologna, e camminando eravamo arrivati in una specie di isola di erba sospesa nel vuoto. Avevo paura di portarmi ai lati, finchè arrivò un uomo adulto con la famiglia che mi rassicurò dicendo che nessuno era mai precipitato. Cercai così di camminare sulle scale che univa questa isola con un'altra sempre sospesa nel vuoto, ma fui costretto a ritornare indietro: il terrore di precipitare era troppo forte.

venerdì 9 aprile 2010

Avanguardia carina, non ti sembra ?


Several Species of Small Furry Animals Gathered Together in a Cave and Grooving With a Pict (Waters) 5:01

Aye an' a bit of Mackeral settler rack and ruin
ran it doon by the haim, 'ma place
well I slapped me and I slapped it doon in the side
and I cried, cried, cried.

The fear a fallen down taken never back the raize and then Craig Marion,
get out wi' ye Claymore out mi pocket a' ran doon, doon the middin stain
picking the fiery horde that was fallen around ma feet.
Never he cried, never shall it ye get me alive
ye rotten hound of the burnie crew. Well I snatched fer the blade O my
Claymore cut and thrust and I fell doon before him round his feet.

Aye! A roar he cried frae the bottom of his heart that I would nay fall
but as dead, dead as 'a can be by his feet; de ya ken?

...and the wind cried Mary.

[In English] Thank you.


venerdì 12 marzo 2010

Oltre il muro del sonno - 004


Mara Maionchi veniva processata in quanto organizzava i colpi di una baby gang...

lunedì 1 marzo 2010

Oltre il muro del sonno - 003


Una comunità romena era presente nel mio paese d'origine, e io me la facevo con una donna di questa comunità.
Gli atti di violenza dei romeni erano sempre più frequenti, e l'apice venne raggiunto dallo stupro da parte di uno di essi ai danni di una ragazza senza gambe dotata di protesi VIOLA.
Io mi rendevo conto che dovevo intervenire, ma la paura mi bloccava. Mi sentivo in colpa per essere un vigliacco....

mercoledì 17 febbraio 2010

Salivano le bave dall'esofago


Salivano le bave dall'esofago che sputavo con insistenza poi la bocca mi si riempì d'un tratto di vomito.

Corsi in bagno a vomitare, con lo stomaco che lottava contro se stesso per farmela pagare della serata libertina appena passata.

Naturalmente mia moglie, come sempre, non si accorse di nulla
Dopo un quarto d'ora di crampi allo stomaco, tornai a dormire, e abbracciai mia moglie immersa in un sonno profondo.

Sognai di morire nel letto, soffocato dal mio vomito, solamente per la soddisfazione di pensare mia moglie risvegliarsi con la mia carogna al suo fianco, fredda, col vomito che traboccava dalla bocca. Urla, capelli strappati, forse uno svenimento!

E' stupendo sognare di morire per far dispiacere a coloro che ami.


mercoledì 3 febbraio 2010

Oltre il muro del sonno - 002


...Alessandro Baricco mi spiegava il funzionamento della sua Scuola Holden e mi faceva leggere la descrizione per mano di Dante Alighieri di un tipo di architettura "impossibile" utilizzato per costruire dei pilasti non-euclidei...

lunedì 1 febbraio 2010

Oltre il muro del sonno - 001


Il mio collega e amico LdO aveva dato notizia di lasciare l'azienda dove lavoravamo per un'altra e questo mi dispiaceva dal momento che non avremmo più lavorato insieme. Ma il vero dolore era un'altro: quello di non riuscire ad esternare tramite le lacrime il dolore della sua partenza. Cercavo di piangere ma non ci riuscivo e questo ma rattristiva perché pensavo che lui non capisse appieno il mio dispiacere.

venerdì 29 gennaio 2010

Oltre il muro del sonno - 000

"Slater è stato il mio tormento e la mia prigione diurna per quarantadue dei vostri anni terreni: io sono un'entità simile a quella che tu stesso sei diventato nella libertà del sonno senza sogni.
Sono il tuo fratello di luce e ho volato con te sulle fulgide valli; non mi è permesso rivelare al tuo io terrestre qual è la tua vera personalità, ma siamo tutti trasvolatori dei grandi spazi e viaggiatori nel tempo.
L'anno prossimo, forse, abiterò nell'Egitto che tu chiami antico o nel crudele impero di Tsan-Chan che verrà fra tremila anni.
Tu e io ci siamo spinti sui mondi che girano intorno alla rossa Arturo e abbiamo abitato nei corpi degli insetti filosofi che strisciano orgogliosamente sulla quarta luna di Giove.
Quanto poco conosce l'io terreno della vita e della sua estensione! Quanto poco, in verità, è bene che conosca per conservare la pace!
Del mio rivale non posso parlarti, ma sulla Terra ne avete intuito l'esistenza: infatti, con inaudita leggerezza, avete dato al suo simbolo il nome di Algol, la stella-demonio.
(...)
Ci incontreremo di nuovo, forse nelle nebbie splendenti della Spada di Orione o su un altopiano deserto dell'Asia preistorica; forse in un sogno di questa notte che non riuscirai a ricordare o in una forma completamente diversa, fra un intero ciclo cosmico. E per allora, magari, il sistema solare sarà stato cancellato."

(H.P. Lovecraft, Beyond the Wall of Sleep, 1919)

Olivier de Sagazan

"Comme une bête né en cage, né d'une bête né en cage, né d'une bête, né et puis morte" Samuel Beckett

"Donner voix à l'innommable, donner figure à l'infigurable, suppose de défaire les formes coagulées, de les ouvrir, de les déplacer" Evelyne Grossman


venerdì 15 gennaio 2010

Il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me


" Due cose riempono l'animo con sempre nuovo e crescente stupore e venerazione, quanto più spesso e accuratamente la riflessione se ne occupa: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me.
Entrambe le cose non posso cercarle e semplicemente supporle come fossero nascoste nell'oscurità o nel trascendente, al di fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le collego immediatamente con la coscienza della mia esistenza.
Il primo comincia dal luogo che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo nell'infinitamente grande, con mondi sopra mondi e sistemi di sistemi, e inoltre nei tempi illimitati del loro movimento periodico, nel loro inizio e nella loro continuità.
La seconda comincia dalla mia invisibile identità, la personalità, e mi pone in un mondo che possiede vera infinità, ma di cui si può accorgere solo l'intelletto, e con il quale (ma grazie ad esso anche con tutti quei mondi visibili) io non mi riconosco, come là, in una connessione puramente accidentale, ma in una necessaria e universale.
Il primo sguardo di una innumerabile quantità di mondi per così dire annienta la mia importanza, che è quella di una creatura animale, che dovrà restituire ai pianeti la materia da cui è sorta, dopo essere stata dotata per breve tempo (non si sa come) di forza vitale.
Il secondo al contrario innalza infinitamente il mio valore, che è quello di una intelligenza, grazie alla mia personalità, nella quale la legge morale mi rivela una vita indipendente dall'animalità e anche dall'intero mondo sensibile, perlomeno quanto può essere dedotto dalla destinazione finale della mia esistenza attraverso questa legge, che non è limitata alla condizioni e ai confini di questa vita, ma si estende all'infinito. "

(Imanuel Kant, Critica alla ragion Pratica, 1788)


mercoledì 14 ottobre 2009

Quello che voglio non è quello che tu pensi che io voglia


Qund'ero piccolo ci fu un periodo che ero profondamente triste.
Il motivo era tanto irrisorio quanto immenso.
Avevo rotto la pistola con la quale giocavo con i miei amici: il grilletto era saltato e per me era impossibile giocare in quelle condizioni.
Dopo giorni e giorni di sofferenza, lo dissi a mia madre che quasi si commosse: qualche giorno dopo mi arrivò un pistolone stile Winchester molto più bello del mio giocattolo oramai rotto.

Ma non riuscii ad esserne felice: la pistola più piccola che avevo prima mi piaceva di più.